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Le cinque regole per impiantare il tuo vigneto fai da te

cinque regole per il tuo vigneto fai da te

Se hai sempre desiderato di avere a casa un vigneto, segui questi semplici consigli e vedrai che ogni tanto i sogni si possono avverare. Secondo gli esperti non è necessario un grosso investimento ma bisogna lavorare sodo e sopratutto avere molta pazienza.

Detto questo, chi dispone di una porzione di terreno (anche non di grandi dimensioni) e di una sufficiente passione per la vanga, può lanciarsi nell’impresa e, al posto dell’orto, mettere a dimora filari di vite. «Il lavoro preliminare è lungo e i risultati si faranno attendere. La preparazione del terreno è fondamentale, ma non è necessario investire in attrezzature costose", spiega l’enologo Daniele Zangelmi.

Scasso e concimazione

In un appezzamento di 300-500 metri di terreno, potranno essere collocate dalle 300 alle 500 piante: la prima azione da compiere è lo scasso, la vangatura. Il consiglio di esperti, dall’agronomo all’enologo, eviterà di compiere errori: l’analisi chimico-fisica del terreno consentirà eventuali correzioni in caso di terreni acidi o salsi.

In vigna si scava sino a un metro di profondità, ma in un piccolo vigneto basterà smuovere il terreno sino a 30-40 centimetri. Dunque, vangare per arieggiare il terreno. Chi non se la sente di procedere a mano, può investire 3.000 - 3.500 euro in un motocoltivatore (o motozappa), attrezzo da hobbisti che supporta vanga, erpice e fresa.

Rivoltata la terra, il secondo passo è la concimazione organica. Fornisce azoto, fosforo, potassio e rende soffice la terra. «Il letame è il massimo e inoltre è il meno caro: "individuata una stalla o una fattoria, ha quasi solo il costo del trasporto, meno di 2 euro al quintale", aggiunge l’enologo. "Se non si trova letame, il top della piramide dei concimi è l’humus, ma ha costi elevati".

I tempi

E' importante sapere che non si piantano le barbatelle (le giovani viti) subito dopo la vangatura e la concimazione ma che si procede all’impianto dopo l’inverno, dunque la primavera successiva allo scasso. La terra vangata va nuovamente lavorata: con un rastrello, se si vogliono piantare un paio di filari, oppure con un piccolo erpice se si ha in mente qualcosa di più esteso. L’obiettivo è, comunque, tirare il terreno liscio come un biliardo: dopo i rigori invernali si presenterà sotto forma di cumuli friabili che vanno spezzati e levigati.

Costruzione delle spalliere

Questo è il momento più complesso perchè lspalliere sono i pali di sostegno alti 1 metro e 80 centimetri (in legno o in acciaio) sui quali si arrampicheranno e vegeteranno le piante. Il palo iniziale e quello finale del filare, detti pali di testata, hanno un diametro di 10-12 centimetri. Quelli centrali, in legno o ferro zincato, hanno un diametro di 6 centimetri e vanno posizionati a una distanza di 4-5 metri uno dall’altro. Vanno infilati a una profondità di 50 centimetri nel terreno.

Una volta posizionati i pali (in legno sono esteticamente più gradevoli, ma in acciaio sono predisposti con pratici ganci per sostenere i cavi), si inizia a formare il filare tirando cavi di ferro zincato o acciaio, partendo da un’altezza di 80 centimetri dal terreno e, palo dopo palo, procedendo in orizzontale, tirando ogni 40 centimetri il "filo di banchina" (come viene chiamato), si andrà formando un reticolato di grossi quadrati dove la vite si arrampicherà.

Impianto delle barbatelle

Le spalliere possono essere costruite prima della messa a dimora delle barbatelle o l’anno successivo. Si effettua un foro nel terreno con una palina a circa 30 centimetri di profondità e si inserisce la giovane vite a radice lunga oppure potata. L’apparato radicale indica lo stato vegetativo che la barbatella ha sviluppato in vivaio: lì risiedono le sostanze di riserva utili al momento della ripresa vegetativa. Un ritorno improvviso di freddo porta la pianta a radice corta a un arresto vegetativo più marcato. Le barbatelle hanno bisogno di tutori, paletti in bambù, che ne sosterranno lo sviluppo.

Le varietà

Da un punto di vista tecnico la scelta deve basarsi sull’adattamento del vitigno al suolo, al clima e all’ambiente di coltura, considerando esposizione e altitudine prima del proprio gusto rispetto al futuro vino. Va ricordato che possono essere utilizzate solo le varietà elencate nelle delibere delle Giunte Regionali locali e che è preferibile programmare e prenotare l’acquisto delle barbatelle con largo anticipo, almeno un anno prima dell’impianto.

Fonte: Anna Tagliacarne www.corriere.it

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Tags: cantine brusa,, come impiantare un vigneto fai da te,, consigli degli esperti,

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